|
|||||||
Premio di Pittura "Paolo Parati" E interessante parlare non di premi, ma di un premio. Un premio a cui non vogliamo aggiungere o omettere aggettivi, ma lasciarlo solo con il suo nome: Paolo Parati. In unepoca in cui il dibattito sulla validità o la loro riproposta è obsoleto, secondo le conferme attuali dei premi internazionali che più delle cifre date, si sa, spingono solo avanti il curriculum dellartista, - dove appunto nellepoca del curriculum dellartista si vedono manovrare biennali, premi, e rassegne, - fino a rendere così tutto scontato, previsto e perfino privo di peso, ripeto, è interessante parlare di un premio pittura, piccolo, italiano ma reale. Un premio che non modifica il curriculum e neppure il portafoglio, ma aiuta. Aiuta un artista a credere nel suo lavoro e un critico a proporre scelte e lorganizzazione a fare piccole acquisizioni con cui generare una vera collezione, una collezione che si forma nel tempo e nel rispetto di più voci, proprio pari alle molteplici ricerche pittoriche e, allestire così un reale affresco dellìampio panorama dellarte contemporanea. Pertanto parlarne è un atto doveroso, e doveroso è anche ricordare lanno in cui noi (con Pino Deodato ed Ezio Cucinato) abbiamo dato i premi: cerano grandi imbarazzi di scelta sia per la validità dei partecipanti, sia per la buona selezione di opere che avevano inviato. Vittorio Apa, Fausto Bertasa, Giuseppe Restano, sono risultati i vincitori, ovvero generazioni non lontane ma decisamente con pitture diverse e ricerche distanti. Vittorio Apa nel monocromo, in questo caso un dittico verde, rappresenta minimi dettagli fotografici del proprio corpo che divengono solo percettibili ombre, sensibili tracce opache sulla tela. Giuseppe Restano, in netti dettagli, mette a fuoco gomme da cancellare, palloni e altri oggetti da scrivania, in unalta definizione che rende loggetto protagonista del quadro stesso. Fausto Bertasa che lavora da anni sulla comunicazione e sulla comunicazione digitale, ha presentato una sua cronaca con incisive lettere tipografiche. Ricordo anche il Nerve blu dArturo Casanova e lo specchio di Mario Fallini, esempi di pittura che avrebbero desiderato, in quel caso, un inaspettato ex-aequo. Chiara Guidi.
|