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Premio di Pittura "Paolo Parati" Assegnare un premio è compito ingrato, soprattutto nellarte, territorio privato prima ancora che pubblico e pertanto pregno di valenze intime e psichiche prima che tecnico-estetiche. Ovvero: a chi spetta incasellare vincenti e perdenti dello spirito? Il sistema dellarte certo non aiuta, riferito comè a parametri, quelli del mercato, non sempre coincidenti con il valore intrinseco dellartista che deve sempre avere come unica sede il pensiero e lautonomia delluomo che sta dietro allopera. Oggi invece più che mai il vincente è colui che, televisivamente parlando, fa audience. Un assioma che spesso vale per la stessa critica che allo sviluppo del pensiero dovrebbe per definizione partecipare. Non dimenticherò il giudizio espresso da un noto curatore italiano che dichiarò a un mensile che il valore di un critico sta soprattutto nel promuovere un evento di mercato, cioè denaro. Sempre di più oggi i giovani artisti sentono pertanto il dovere di confrontarsi, prima che con la cultura e il pensiero, con il,cattivo esempio di chi ha successo perché riesce a intrufolarsi dentro abili strategie di mercato. Ecco la ragione per cui, dopo aver accettato linvito a coordinare unedizione di un premio libero (posso dirlo) come quello di Vittuone, ho volutamente effettuato una selezione politically uncorrect. Ovvero ho voluto dare spazio anche ad alcuni di quegli artisti poco funzionali al mercato ma il cui diritto di cittadinanza è suffragato da passione, impegno e coerenza. Parlando di pittura, ad esempio, ho avvertito il dovere di confrontarmi con numerosi giovani che esplorano, talora con spunti personali e interessanti, una molteplicità di linguaggi, dalliperrealismo allespressionismo fino alla pura astrazione. Nella consapevolezza che non vince il migliore, ma tutti coloro che artisti lo sono non solo sulle copertine. Mimmo Di Marzio.
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